La piazzola degli abbaglianti
Una piazzola di sosta lungo una provinciale toscana, due abbaglianti puntati verso il bosco e la sensazione che qualcuno stia aspettando esattamente quel momento.
LeggiRacconti del terrore con case vuote, corridoi lunghi e silenzi che non restano mai fermi.
Una piazzola di sosta lungo una provinciale toscana, due abbaglianti puntati verso il bosco e la sensazione che qualcuno stia aspettando esattamente quel momento.
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La voce nel vano ascensore iniziò come iniziano molte cose che poi nessuno riesce più a spiegare: con un dettaglio sbagliato dentro una giornata normale. La persona che se ne accorse non era suggestionabile, non cercava fantasmi,...
Una porta murata in un cortile di Trastevere sembra rispondere a chi bussa dopo mezzanotte. Ma forse non è stata chiusa per tenere fuori qualcuno.
Paolo studiava l'EVP per smontarlo scientificamente. Aveva registrato quattromiladuecento ore di audio in tre anni. La notte in cui aveva riconosciuto la voce, aveva smesso di fare domande.
Bruno aveva fatto il guardiano notturno al Castello di Torrechiara per trent'anni. Aveva ignorato tutto quello che c'era da ignorare. Nell'ultima settimana, qualcosa aveva smesso di lasciarselo fare.
Trentadue foto, dodici anni di arco temporale, quattro città diverse. Nella stessa figura sullo sfondo di ogni immagine c'era qualcosa che non tornava: non invecchiava mai.
I diari erano del 1963. La classe era la stessa — stessa aula, stesso plesso. Gli eventi descritti erano quelli della settimana scorsa. La maestra del 1963 aveva smesso di scrivere il 14 marzo.
La prima notte la figura era in fondo alla stanza. La seconda notte era al lato del letto. La terza notte Filippo non aprì gli occhi. Sapeva già dove sarebbe stata.
Al Cimitero delle Fontanelle i teschi adottati hanno un nome scritto sopra. Quello che Andrea trovò nella nicchia 114 non aveva nome scritto fuori. Aveva il suo nome scritto dentro.
Ogni famiglia del paese lo sapeva. Nessuno l'aveva detto ai nuovi arrivati. Non per cattiveria — per la stessa ragione per cui non si avverte un bambino di non toccare il fuoco prima che lo faccia.