
Rosenheim, autunno 1967: quando i telefoni impazziscono
Nell'autunno del 1967 i tecnici della compagnia telefonica di Rosenheim, in Baviera, si trovano davanti a un mistero che le loro apparecchiature non sanno spiegare: i contatori dello studio legale dell'avvocato Sigmund Adam registrano decine di chiamate al servizio orario in un brevissimo lasso di tempo, più di quante il meccanismo di composizione dell'epoca permettesse fisicamente. È l'inizio di uno dei casi di poltergeist più documentati del Novecento.
Il meccanismo di composizione era quello degli apparecchi telefonici dell'epoca: comporre lo stesso numero così tante volte in così poco tempo non era un gesto che si potesse spiegare con un errore o con la noia di chi lavorava in ufficio. È proprio questo scarto tra il numero di chiamate registrate e ciò che l'impianto avrebbe dovuto fisicamente permettere a rendere il dato dei tecnici così difficile da liquidare con una spiegazione ordinaria.
Lo studio si trova al centro di Rosenheim, cittadina bavarese che fino a quel momento non aveva nulla di insolito da raccontare. Ai contatori telefonici impazziti si aggiungono presto altri fenomeni, riferiti dai dipendenti dello studio: è l'inizio di una serie di episodi che nei mesi successivi porteranno fisici e ricercatori a occuparsi direttamente del caso.
Fin dall'inizio, il caso si basa anche sulle testimonianze dirette dei dipendenti dello studio, che raccontano un clima di disagio crescente negli uffici, mentre le anomalie ai telefoni restano senza una spiegazione tecnica accertata.
Lampade che oscillano, quadri che girano
Con il passare delle settimane i dipendenti raccontano di lampade a sospensione che iniziano a oscillare da sole, negli uffici dello studio. È uno dei fenomeni più citati quando si parla del caso di Rosenheim, insieme alle anomalie telefoniche registrate dai contatori.
Un altro episodio riguarda un quadro appeso a una parete dello studio, che, secondo il primo resoconto di Bender, ruotò di circa 320 gradi sul proprio gancio; il prestigiatore Allan, in visita allo studio nei giorni dei fenomeni, parlò invece di 120 gradi. È uno dei pochi episodi documentati anche fotograficamente dagli investigatori.
Nella tradizione dei racconti di infestazioni, una fotografia scattata da chi indaga sul momento pesa diversamente da un ricordo raccontato mesi dopo: non elimina il dubbio, ma sposta il caso fuori dal semplice sentito dire. È forse per questo che l'episodio del quadro ruotato resta, ancora oggi, uno dei dettagli più ricordati quando si racconta Rosenheim.
L'arrivo dei fisici: Bender, Karger e l'Institut für Grenzgebiete
La fama del caso raggiunge in fretta ambienti universitari e istituti di ricerca, e nello studio arrivano fisici insieme al parapsicologo Hans Bender, all'epoca tra le figure più note d'Europa nello studio dei fenomeni anomali, legato all'Institut für Grenzgebiete der Psychologie und Psychohygiene.
Al fianco di Bender lavora il fisico Friedbert Karger. Insieme, fisici e parapsicologo conducono misurazioni fisiche direttamente nello studio legale, nel tentativo di applicare un metodo scientifico a un fenomeno che, fino a quel momento, era rimasto quasi sempre confinato al racconto orale o alla cronaca locale.
Non capita spesso che un istituto legato a un'università decida di seguire da vicino, per mesi, un caso di questo tipo invece di liquidarlo come una diceria locale. È proprio questa scelta, insieme alla presenza di fisici sul posto, a distinguere Rosenheim dalla gran parte dei racconti di case infestate che restano confinati al passaparola di paese.
Nei corridoi dello studio, i telefoni squillavano senza una spiegazione tecnica.
Annemarie Schaberl, al centro della tempesta
Nel corso delle indagini l'attenzione si concentra su Annemarie Schaberl, giovane impiegata dello studio. È un dettaglio che nella letteratura sui poltergeist ha un nome preciso, quello di caso «agent-centred», in cui le manifestazioni vengono lette, secondo alcune interpretazioni parapsicologiche, come legate a una singola persona piuttosto che a un luogo. Nessuna responsabilità le è mai stata attribuita in modo accertato: le ipotesi proposte nel tempo vanno dalla frode alle spiegazioni parapsicologiche, senza che nessuna delle due sia mai stata dimostrata in modo definitivo.
I disturbi, iniziati in autunno, proseguono per mesi fino a cessare all'inizio del 1968, dopo che Annemarie Schaberl lascia il proprio impiego presso lo studio legale. Questo passaggio diventa un nodo centrale attorno a cui ruotano le interpretazioni successive, sia quelle che parlano di frode sia quelle legate alla teoria della psicocinesi spontanea ricorrente.
Frode o psicocinesi spontanea?
Gli scettici propongono una lettura alternativa, che resta un'ipotesi e non una conclusione accertata: quella di una messinscena, senza che sia mai stato chiarito con quali mezzi sarebbe stata realizzata.
Bender propone invece una lettura diversa, quella della psicocinesi spontanea ricorrente, nota nella letteratura specialistica con la sigla RSPK: un'interpretazione parapsicologica che collega i fenomeni a una persona. È un'ipotesi che il metodo scientifico non riesce a confermare né a smontare del tutto, e che per questo continua a dividere chi ha studiato il caso negli anni successivi.
Esiste una sigla, RSPK, che nella letteratura parapsicologica descrive casi in cui i fenomeni sembrano seguire una persona più che un luogo: è proprio questa caratteristica ad accostare Rosenheim ad altri episodi simili raccontati nel tempo, pur restando un'ipotesi che la comunità scientifica nel suo complesso non riconosce come dimostrata.
Perché Rosenheim resta un caso di riferimento
Quello che rende Rosenheim un riferimento è l'insieme fra le testimonianze dei dipendenti e le misurazioni fisiche condotte sul campo da fisici e parapsicologi, mentre il caso era ancora aperto. Esiste anche una cronologia precisa degli eventi, dall'inizio in autunno alla cessazione nei primi mesi del 1968.
È raro che un episodio di questo tipo lasci dietro di sé sia un resoconto giornalistico sia un tentativo di misurazione scientifica condotto nello stesso periodo in cui i fenomeni erano ancora in corso, ed è questa combinazione, più di ogni singolo dettaglio, a spiegare perché se ne parli ancora oggi.
L'eredità di Rosenheim, dagli anni '60 a oggi
Da Rosenheim in avanti, il caso resta un punto di riferimento quando si parla di fenomeni poltergeist studiati sul campo, tra i pochi in cui testimonianze dirette e misurazioni fisiche si intrecciano nello stesso episodio. Resta anche un caso scomodo, perché non si lascia chiudere né come semplice bufala né come prova definitiva, e forse è proprio questa ambiguità irrisolta a renderlo, ancora oggi, uno dei racconti di poltergeist più citati quando si parla di fenomeni documentati.
A distanza di decenni, il caso resta un terreno di confronto aperto tra chi cerca una spiegazione razionale ancora da individuare del tutto e chi lo considera una delle prove più solide a favore dei fenomeni RSPK.
Fonti e approfondimenti
Le pagine di riferimento, per chi vuole approfondire.


