Storie Vere

Villa De Vecchi: la vera storia della casa delle streghe in Valsassina

In Valsassina, sopra l'abitato di Cortenova, in provincia di Lecco, si erge da oltre un secolo il profilo spezzato di Villa De Vecchi. Chi la conosce la chiama quasi sempre allo stesso modo: la casa delle streghe.

Pubblicato 29 Settembre 2026 07:00 6 minuti di lettura
Villa De Vecchi: la vera storia della casa delle streghe in Valsassina

In Valsassina, sopra l'abitato di Cortenova, in provincia di Lecco, si erge da oltre un secolo il profilo spezzato di Villa De Vecchi. Chi la conosce la chiama quasi sempre allo stesso modo: la casa delle streghe. Il soprannome, diffuso soprattutto tra gli appassionati di luoghi abbandonati, ha finito per confondersi con la storia vera dell'edificio, al punto che oggi è difficile distinguere cosa sia accaduto davvero e cosa sia invece leggenda cresciuta nel tempo attorno a un rudere.

Cortenova, il comune sopra cui sorge la villa, si trova in Valsassina, una vallata della provincia di Lecco nota soprattutto per il trekking e il turismo di montagna: un contesto che rende ancora più netto il contrasto con l'atmosfera cupa che da decenni circonda questo edificio abbandonato.

Questo articolo prova a fare ordine. Da una parte c'è la storia documentata, che riguarda la costruzione della villa e l'abbandono che ne è seguito: pochi fatti solidi, spesso privi di dettagli precisi, che vale la pena raccontare con onestà anche nei loro limiti. Dall'altra c'è il racconto popolare, fatto di messe nere, streghe e presenze, che appartiene alla tradizione orale e al folklore contemporaneo dell'urbex più che alla cronaca.

Chi era Felice De Vecchi e il sogno di una villa in Valsassina

Villa De Vecchi fu fatta costruire nell'Ottocento dal conte Felice De Vecchi, che scelse per la propria dimora un versante panoramico sopra Cortenova, con vista sulla Valsassina. L'edificio, con il suo impianto solenne e le linee ottocentesche insolite per la zona, doveva essere il luogo in cui la famiglia avrebbe trascorso lunghi periodi lontano dalla vita cittadina, in un contesto naturale che all'epoca colpiva per l'isolamento e per la vista sulle montagne circostanti.

Sulla figura del conte, sulle ragioni esatte di quella scelta e sui dettagli della vita quotidiana nella villa le fonti disponibili restano piuttosto scarne. Non è raro, del resto, che di dimore private ottocentesche resti soprattutto il profilo pubblico del proprietario e ben poco della sua vita privata: è uno dei motivi per cui, attorno a Villa De Vecchi, il vuoto di informazioni verificabili è stato riempito nel tempo da racconti che con la storia hanno poco a che fare.

Corridoio interno in rovina di un'antica dimora, intonaco scrostato e travi a vista, un raggio di luce polverosa che entra da una finestra rotta, inquadratura ravvicinata sul pavimento coperto di foglie secche, fotografia realistica dai toni cupi

La tragedia familiare e l'abbandono

Ciò che le fonti concordano nel riportare è che la villa fu abbandonata in seguito a una serie di lutti che colpirono duramente la famiglia De Vecchi. Tra questi, la tradizione ricorda anche una morte volontaria, un episodio che merita di essere raccontato con rispetto e misura, senza cercare dettagli che le fonti verificabili non offrono e che non spetta a un articolo come questo inventare o romanzare.

Dopo quei lutti, la famiglia smise di frequentare la villa. Non esistono ricostruzioni precise su tempi e modalità di quell'abbandono: si sa che, da un certo punto in poi, l'edificio smise di essere abitato e venne progressivamente lasciato a se stesso, avviando quel processo di decadimento che ancora oggi caratterizza il luogo.

Il lungo decadimento di un rudere in Valsassina

Nei decenni successivi all'abbandono, l'incuria e l'esposizione agli agenti atmosferici hanno trasformato Villa De Vecchi in quello che è oggi: un edificio in rovina, con il tetto in parte crollato, gli intonaci scrostati e gli ambienti interni svuotati di ogni arredo. A questo si sono aggiunti, secondo diverse testimonianze raccolte nel tempo da chi frequenta il luogo, episodi di incendio e atti di vandalismo che hanno aggravato ulteriormente lo stato della struttura.

È bene essere chiari su un punto: mentre l'abbandono della villa dopo la tragedia familiare è un dato riportato dalle fonti, la cronologia esatta del degrado - quando siano avvenuti eventuali incendi, chi li abbia causati, in che sequenza si siano succeduti i danni - non è ricostruibile con la stessa certezza. Anche qui, buona parte di ciò che si legge online mescola informazioni verificate e racconti tramandati.

Streghe, messe nere e presenze: la leggenda di Villa De Vecchi

È a partire da questo vuoto di informazioni certe che, nel corso dei decenni, è cresciuta la leggenda che oggi rende Villa De Vecchi famosa ben oltre i confini della Valsassina. Si racconta di messe nere celebrate tra le sue mura, di riti occulti organizzati da gruppi mai identificati, di simboli e scritte comparsi sui muri in circostanze che nessuno ha mai davvero documentato. Sono storie che circolano da anni tra chi frequenta il mondo dei luoghi abbandonati, spesso riprese e amplificate da forum, video e racconti in prima persona. Negli ultimi anni, il fenomeno si è ulteriormente alimentato grazie alla diffusione di contenuti video e fotografici condivisi online da chi visita il luogo di notte, spesso proprio per rincorrere quell'atmosfera sinistra diventata parte integrante della fama della villa.

Accanto all'occultismo, la tradizione popolare attribuisce alla villa anche presenze e apparizioni: voci non spiegate, ombre intraviste alle finestre, una sensazione diffusa di essere osservati mentre si cammina tra le stanze vuote. Sono racconti che appartengono a pieno titolo al folklore contemporaneo italiano legato ai luoghi abbandonati, e che vanno letti come tali: testimonianze soggettive, spesso sincere nella loro suggestione, ma che non trovano riscontro in alcuna fonte verificabile. È proprio da questo intreccio di suggestione e silenzio della villa che è nato il soprannome con cui è conosciuta ovunque, casa delle streghe, capace di racchiudere in due parole tutto il peso della leggenda accumulata negli anni.

Perché Villa De Vecchi è diventata un'icona dell'urbex italiano

Al di là del folklore, esiste una ragione più concreta per cui Villa De Vecchi è diventata uno dei luoghi abbandonati più fotografati e raccontati d'Italia: la combinazione tra l'aspetto scenografico dell'edificio, ancora imponente nonostante la rovina, e la storia tragica della famiglia che lo fece costruire. È un mix che parla direttamente all'immaginario di chi pratica l'esplorazione urbana, sempre alla ricerca di luoghi capaci di raccontare, con la loro sola presenza fisica, il tempo che passa e le vite che li hanno attraversati.

Negli anni, fotografi ed esploratori hanno documentato ogni angolo della villa, contribuendo a diffonderne l'immagine anche fuori dai confini nazionali. È un'attenzione che va maneggiata con cautela: l'edificio versa in condizioni precarie, con solai e strutture che possono cedere senza preavviso, e ogni visita a luoghi in queste condizioni comporta insidie reali che vanno rispettate, non ignorate in nome della suggestione.

Villa De Vecchi resta, in fondo, un caso esemplare di come la storia vera e il mito si intreccino attorno a un edificio abbandonato. La parte documentata, quella della costruzione ottocentesca voluta da Felice De Vecchi e dell'abbandono seguito ai lutti familiari, è essenziale ma limitata. Tutto il resto - streghe, messe nere, presenze - è leggenda nata dal silenzio della villa e cresciuta di racconto in racconto, fino a fare di questo rudere sopra Cortenova uno dei simboli più riconoscibili del paranormale e dell'urbex in Italia.

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Vincenzo P.

Autore e curatore di Residuoscuro, è appassionato fin da bambino di cinema horror, misteri e leggende urbane. Esplora storie inquietanti e fenomeni insoliti con curiosità e attenzione per il confine tra realtà e immaginazione.