The Devil's Backbone: recensione dell’orfanotrofio dove la guerra lascia un fantasma
Recensione di The Devil’s Backbone, gotico bellico del 2001 diretto da Guillermo del Toro: orfani, bomba inesplosa, Santi e una guerra che genera fantasmi.
LeggiFilm recenti, classici e cult letti per atmosfera, regia, immagini che restano addosso e posto nella storia dell'horror.
2024
1968
1961
2024
1964
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Recensione di The Devil’s Backbone, gotico bellico del 2001 diretto da Guillermo del Toro: orfani, bomba inesplosa, Santi e una guerra che genera fantasmi.
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Un mazzo maledetto diventa macchina da jump scare: il concept è forte, l’atmosfera funziona a tratti, la scrittura resta più schematica dei suoi arcani.
Don Coscarelli trasforma lutto adolescenziale, mausolei bianchi e fantascienza funebre in una mitologia horror personale e indimenticabile.
Un duello geriatrico claustrofobico che trasforma fragilità, routine sanitaria e teatro infantile in strumenti di dominio.
Kaneto Shindō trasforma vendetta, desiderio e trauma della guerra in una ghost story di bambù, cenere e corpi impossibili da pacificare.
Un ritorno compatto a Shadyside: efficace nell’atmosfera del prom, meno incisivo quando si affida agli archetipi YA.
Un thriller nero crudele e geometrico, capace di trasformare acqua, colpa e silenzio in puro terrore psicologico.
Una maschera forte e un conflitto generazionale netto sostengono uno slasher accessibile, più solido che sorprendente.
Una cornice circolare, oggetti perturbanti e il ventriloquo di Michael Redgrave trasformano Dead of Night in un modello ancora vivo per l’horror psicologico moderno.
Un film imperfetto ma persistente, sorretto da Danielle Deadwyler e da una figura immobile che trasforma il prato in tribunale emotivo.