Il falò che non faceva ombra
Nel paese di San Rocco il falò del solstizio aveva una sola regola: se non faceva ombra, bisognava andarsene senza voltarsi.
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Nel paese di San Rocco il falò del solstizio aveva una sola regola: se non faceva ombra, bisognava andarsene senza voltarsi.
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Paolo studiava l'EVP per smontarlo scientificamente. Aveva registrato quattromiladuecento ore di audio in tre anni. La notte in cui aveva riconosciuto la voce, aveva smesso di fare domande.
Bruno aveva fatto il guardiano notturno al Castello di Torrechiara per trent'anni. Aveva ignorato tutto quello che c'era da ignorare. Nell'ultima settimana, qualcosa aveva smesso di lasciarselo fare.
Trentadue foto, dodici anni di arco temporale, quattro città diverse. Nella stessa figura sullo sfondo di ogni immagine c'era qualcosa che non tornava: non invecchiava mai.
I diari erano del 1963. La classe era la stessa — stessa aula, stesso plesso. Gli eventi descritti erano quelli della settimana scorsa. La maestra del 1963 aveva smesso di scrivere il 14 marzo.
La prima notte la figura era in fondo alla stanza. La seconda notte era al lato del letto. La terza notte Filippo non aprì gli occhi. Sapeva già dove sarebbe stata.
Le planimetrie catastali dicevano cinque stanze. Il geometra ne contava sei. Non era un errore di misura: la sesta stanza non aveva porte, non aveva finestre, e dal suo interno si sentiva qualcosa respirare.
Renato lavorava alle trasmissioni notturne di un'emittente pubblica dal 1989. Aveva visto di tutto. Non aveva mai visto una cassetta senza etichetta che trasmetteva un programma in diretta.
Il centro commerciale non era sulla mappa di Google. Non era su nessuna mappa. Ma Davide lo ricordava perfettamente — ci era stato da bambino. Almeno, credeva di esserci stato.