
Quello che segue è scritto da Giulia C., 34 anni, residente a Torino. La data è febbraio 2024.
Mia madre è morta nel gennaio del 2021. Infarto, improvviso, non aveva mai avuto problemi cardiaci seri. Ho ancora il suo numero salvato in rubrica. Non ho mai avuto il coraggio di cancellarlo.
Il suo iPhone è in un cassetto da tre anni. Non l'ho mai ricaricato dopo la sua morte.
Ieri mattina alle 4:03 ho ricevuto una nota vocale da quel numero.
Durata: 0:00.
Ho guardato lo schermo per un tempo che non so misurare. Poi ho aperto la chat. Il messaggio era lì, con la doppia spunta grigia. Non letta.
Ho premuto play.
Zero secondi. Nessun audio. La barra di avanzamento non si muoveva.
Ho guardato i dettagli del messaggio. Inviato da iPhone. L'ora corrispondeva. Il numero era quello di mia madre.
Ho preso il telefono di mia madre dal cassetto. Era spento. Era freddo come se fosse rimasto in un posto molto freddo, non in un cassetto di un appartamento riscaldato.
L'ho messo sotto carica. Dopo dieci minuti si è acceso con la schermata di sblocco.
Nell'angolo in alto a destra c'era l'icona di WhatsApp con un badge: 1 messaggio inviato.
Non consegnato. Non letto. Inviato.
L'orario era 4:03.
Non ho aperto l'applicazione.
Ho rimesso il telefono nel cassetto.
Non so cosa ci fosse in quei zero secondi. Non so se voglio saperlo.
Ma quella nota vocale è ancora nella mia chat. La guardo ogni mattina quando mi sveglio.
E ogni mattina la doppia spunta è ancora grigia.
Tranne stamattina.
Stamattina era blu.


