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Ca' Dario: la casa che uccide sul Canal Grande

Dal 1479 ad oggi, chiunque abbia acquistato Ca' Dario è stato colpito da morti, fallimenti e tragedie. L'elenco è documentato. La spiegazione non esiste.

Pubblicato 4 Giugno 2026 07:03 3 minuti di lettura
Ca' Dario: la casa che uccide sul Canal Grande

Il palazzo più bello e più pericoloso di Venezia

Ca' Dario sorge sul Canal Grande, poco prima di Punta della Dogana, e chiunque abbia fatto una passeggiata in vaporetto lungo il canale l'ha notata senza saperlo: è uno degli edifici più distintivi di Venezia, con la facciata in marmo policromo decorata da medaglioni circolari in verde e rosso che non assomiglia a nessun altro palazzo della città.

Fu costruita intorno al 1487 su commissione di Giovanni Dario, segretario della Repubblica di Venezia, che la donò alla figlia Marietta in occasione del matrimonio. Era un atto d'amore. Si rivelò qualcos'altro.

Nei cinque secoli e mezzo trascorsi da allora, ogni famiglia che ha abitato o posseduto Ca' Dario è stata colpita da una sequenza di sventure statisticamente impossibile da attribuire alla coincidenza.

L'elenco documentato

Marietta Dario e Vincenzo Barbaro (1487): Il marito di Marietta morì in circostanze violente pochi anni dopo il matrimonio. Marietta rimase vedova e senza eredi diretti. La casa passò di mano.

Famiglia Barbaro (XVI secolo): Il ramo che ereditò il palazzo vide diversi componenti maschi morire in giovane età nel corso di un cinquantennio. I documenti dell'epoca parlano di casa sfortunata.

Arrendamenti e vendite successive (XVII-XVIII secolo): Il palazzo cambiò proprietà con frequenza anomala. I notai veneziani dell'epoca annotavano sempre il medesimo schema: acquisto entusiasta, poi una serie di lutti e rovine finanziarie, poi la vendita in fretta.

Rawdon Brown (1838-1883): Lo storico inglese acquistò Ca' Dario e vi abitò per quarantacinque anni, dedicando la vita alla ricerca negli archivi veneziani. Morì in povertà, avendo dissipato un patrimonio considerevole. Non lasciò eredi.

Conte Filippo Giordano (1970s): Imprenditore italiano che acquistò il palazzo negli anni Settanta. In pochi anni andò incontro a bancarotta. Sua sorella fu trovata morta in circostanze non del tutto chiarite.

Kit Lambert (1978): Il manager dei The Who acquistò Ca' Dario a fine anni Settanta. Morì nel 1981 in seguito a complicazioni da una caduta, dopo un periodo di declino economico e personale.

Fabrizio Ferrari (1983): Imprenditore bergamasco. Morì in un incidente stradale pochi mesi dopo l'acquisto.

Radon Browne (1990s): Diversi proprietari si succedettero in rapida sequenza durante gli anni Novanta.

Il gruppo di Pete Townshend (anni 90): Il chitarrista degli Who — la stessa band di Kit Lambert — fu coinvolto in una trattativa per l'acquisto che non andò in porto. Poco dopo subì una serie di perdite personali e finanziarie che molti osservatori collegarono al solo aver trattato la vendita.

Woody Allen (anni 90): Stando alle cronache veneziane dell'epoca, il regista americano visitò Ca' Dario con interesse d'acquisto. Rinunciò. Nei mesi successivi iniziò il periodo più difficile della sua vita pubblica.

Famiglia Ferruzzi (1993): Il colosso industriale italiano che aveva fatto della famiglia uno dei gruppi più potenti d'Europa era prossimo all'acquisto del palazzo quando iniziò il crollo: un suicidio, uno scandalo finanziario, e la dissoluzione del gruppo in pochi anni.

La maledizione o l'architettura?

Esiste una spiegazione razionale che alcuni storici dell'architettura hanno proposto: Ca' Dario è strutturalmente instabile. I fondamentali in legno sul fondo lagunare si sono deteriorati in modo irregolare, e il palazzo ha un'inclinazione visibile — non quella pittoresca di Venezia in generale, ma una torsione strutturale che nel tempo ha compromesso la staticità dell'edificio. Abitarci o gestirla richiede investimenti continui e significativi.

Questa spiegazione copre i fallimenti finanziari. Non copre le morti.

Cosa dice la tradizione veneziana

I veneziani più anziani chiamano Ca' Dario la casa dei sospiri — non per romanticismo, ma perché la tradizione locale dice che chi vi entra con intenzioni di possesso sente, in alcune stanze, qualcosa che assomiglia a un sospiro. Non un respiro umano. Un suono più lungo, più profondo, come se la casa stessa stesse espirando.

Nessuno ha mai comprato Ca' Dario con leggerezza. Eppure qualcuno continua a farlo.

Oggi il palazzo è di proprietà di un imprenditore italiano che ha preferito non rendere pubblica la propria identità. Non ci abita.

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VI

Vincenzo P.

Autore e curatore di Residuoscuro, è appassionato fin da bambino di cinema horror, misteri e leggende urbane. Esplora storie inquietanti e fenomeni insoliti con curiosità e attenzione per il confine tra realtà e immaginazione.