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Le regole del rifugio: cosa non fare se resti a dormire in quota

Il post è comparso qualche anno fa in un forum di escursionismo, in una discussione dedicata ai rifugi meno frequentati delle Alpi, quelli che non compaiono nelle guide ufficiali e a cui si arriva solo seguendo indicazioni passate di bocca in bocca tra chi cammina in quota da una vita.

Pubblicato 3 Ottobre 2026 20:00 7 minuti di lettura
Le regole del rifugio: cosa non fare se resti a dormire in quota

Il post è comparso qualche anno fa in un forum di escursionismo, in una discussione dedicata ai rifugi meno frequentati delle Alpi, quelli che non compaiono nelle guide ufficiali e a cui si arriva solo seguendo indicazioni passate di bocca in bocca tra chi cammina in quota da una vita. L'autore raccontava di aver trovato, ripiegata dentro la copertina di un vecchio libro degli ospiti, la fotografia di un cartello plastificato appeso sopra i letti del dormitorio. Non c'era firma, non c'era data: solo un titolo scritto a mano, «Regole del rifugio», e sotto, tredici voci numerate una via l'altra.

Il rifugio non viene mai chiamato per esteso in tutta la discussione. L'autore del post lo definisce solo «la baita sopra la valle senza nome», raggiungibile con circa tre ore di cammino da un sentiero che smette di essere segnato poco dopo un bosco di larici. Chi ci è salito racconta che il custode parla pochissimo con gli ospiti, si limita a consegnare le chiavi del dormitorio insieme al quaderno delle regole, come se quest'ultimo facesse parte dell'inventario tanto quanto le coperte o le pentole appese in cucina, e come se non ci fosse nulla da aggiungere.

Il quaderno ritrovato

Per chi l'ha visitata, la struttura è quella di un rifugio come tanti altri: pietra a vista, tetto in lamiera, una stufa a legna al centro dell'unica sala comune. Otto posti letto divisi tra due camerate, un solo bagno in fondo al corridoio, finestre piccole pensate per trattenere il calore durante le notti più fredde. Niente, a prima vista, che la distingua dalle decine di ricoveri simili sparsi lungo le creste alpine. L'unico dettaglio fuori posto, secondo chi ne parla online, è il quaderno appoggiato sempre nello stesso punto del tavolo accanto all'ingresso, aperto alla prima pagina.

Le tredici regole sono scritte a mano, con una calligrafia che cambia leggermente da una voce all'altra, come se negli anni diverse persone le avessero ritrascritte una a una senza mai modificarne il senso. In calce all'elenco, una frase più piccola avverte che chi dorme al rifugio è tenuto a rispettarle tutte, senza eccezioni, anche quando sembrano non avere alcun motivo pratico. Nessuna delle risposte al post, in anni di commenti, è mai riuscita a spiegare da quando esista quel quaderno, né chi lo abbia scritto per primo.

Le tredici regole

Regola n. 1: la luce del corridoio va lasciata accesa dal tramonto fino all'alba, anche se il generatore fatica a reggere il carico e il custode chiede di risparmiare energia su tutto il resto dell'impianto.

Regola n. 2: se qualcuno bussa alla porta della camerata tra le due e le quattro di notte, la porta non va aperta, e i colpi non vanno mai contati fino alla fine.

Un commento sotto il post raccontava di una notte di fine agosto, quando un gruppo di quattro escursionisti decise di spegnere la luce del corridoio prima di dormire, per non far pesare tutto il carico sulla stufa elettrica della cucina. Alle tre del mattino il corridoio era completamente buio. Nessuno dei quattro ha voluto raccontare per esteso cosa avesse sentito muoversi tra le porte delle camerate in quelle due ore, limitandosi a dire che i colpi, quella notte, non si erano fermati a un numero ragionevole. Al mattino uno dei quattro non parlava più, e secondo chi ha scritto il commento non ha più ripreso a farlo per il resto della discesa a valle.

Regola n. 3: i letti a castello si assegnano dal basso verso l'alto, in ordine di arrivo. Chi arriva per ultimo dorme sempre nel letto superiore, senza possibilità di scambio con chi è arrivato prima.

Regola n. 4: gli scarponi non vanno lasciati fuori dalla porta della camera durante la notte, nemmeno per farli asciugare vicino al calore della stufa che riscalda il corridoio.

Chi ha infranto questa regola, secondo un altro utente del forum, ha ritrovato al mattino gli scarponi spostati di alcuni metri lungo il corridoio, allineati con cura davanti a una porta diversa dalla propria, quella dell'ultima camerata in fondo. Nessuno degli altri ospiti ha ammesso di averli toccati durante la notte, e nessuno ha sentito passi. Il registro delle presenze compilato dal custode, per quella notte, segnava però un nome in più rispetto agli ospiti effettivamente arrivati al rifugio, un nome che secondo chi racconta la storia non compariva in nessuna prenotazione precedente o successiva.

Un corridoio di legno buio con una lanterna accesa e un quaderno aperto su un letto vuoto.Il quaderno delle regole resta sempre aperto sulla branda libera, qualunque notte sia.

Regola n. 5: se a cena manca un posto a tavola rispetto al numero di ospiti registrati quella sera, non va aggiunta una sedia in più per pareggiare i conti.

Regola n. 6: il libro degli ospiti va firmato prima di cena, mai dopo aver mangiato. Chi firma a stomaco pieno, dice la regola, finisce per firmare per la notte sbagliata.

Una coppia, racconta ancora l'autore del post originale, arrivò tardi una sera d'agosto e decise di firmare il registro solo dopo aver cenato, per non far aspettare a tavola gli altri ospiti già seduti. Il custode, quella volta, non fece obiezioni e non disse nulla mentre i due si sedevano a firmare a fine pasto. Il mattino seguente, però, il loro nome compariva nel registro due volte di seguito, scritto con due calligrafie leggermente diverse tra loro, come se due persone diverse avessero firmato lo stesso nome nello stesso punto della pagina, una sopra l'altra, a distanza di poche righe.

Regola n. 7: non si fischietta nel corridoio del piano superiore, né di giorno né di notte, qualunque sia il motivo per farlo.

Regola n. 8: se al risveglio la porta della propria stanza risulta aperta, va richiusa subito senza guardare fuori nel corridoio, qualunque rumore si senta provenire da lì.

Un ragazzo che dormiva da solo in una camerata pensata per due persone raccontò di essersi svegliato nel cuore della notte con la porta spalancata su un corridoio completamente buio, nonostante la prima regola imponesse di lasciare la luce accesa fino all'alba. Seguendo l'ottava regola, richiuse la porta senza affacciarsi a guardare cosa ci fosse oltre la soglia. Al mattino, quando riaprì la stessa porta per scendere a colazione, la luce del corridoio era di nuovo accesa come previsto, ma il letto vuoto accanto al suo risultava disfatto, con le coperte piegate in modo diverso da come le aveva lasciate lui stesso la sera prima.

Regola n. 9: non si risponde a chi chiama per nome durante la notte, se la voce non corrisponde esattamente a quella di chi dorme davvero nella propria stanza.

Regola n. 10: la legna per la stufa va presa solo dalla catasta a destra dell'ingresso, mai da quella a sinistra, qualunque sia la quantità rimasta nell'una o nell'altra.

Nessun commento del forum spiegava con chiarezza cosa contenesse davvero la catasta a sinistra dell'ingresso, né da quanto tempo la regola fosse in vigore. Un utente scrisse solo di aver visto il custode, una sera d'ottobre, fermarsi a lungo a guardarla prima di rientrare nella sala comune, senza toccare un solo ciocco di legna e senza rispondere a chi gli chiedeva cosa stesse osservando con tanta attenzione. Da quella sera, secondo il commento, il custode avrebbe iniziato a controllare personalmente che nessun ospite si avvicinasse a quella catasta dopo il tramonto, senza mai fornire una spiegazione a chi lo trovava strano.

Regola n. 11: se un ospite manca all'appello del mattino, non va cercato fuori dal rifugio prima delle otto, qualunque sia la preoccupazione di chi resta.

Regola n. 12: le finestre non vanno lasciate socchiuse, nemmeno nelle notti più calde d'estate, quando il dormitorio diventa quasi irrespirabile e la tentazione di aprire per un po' d'aria si fa forte.

Regola n. 13, l'ultima dell'elenco: se questo quaderno viene trovato aperto sul comodino durante la notte, va richiuso subito, senza leggere oltre la voce appena letta in quel momento.

Quello che restava scritto sotto

Il post del forum si chiudeva con una fotografia leggermente sfocata dell'ultima pagina del quaderno, quella subito dopo la tredicesima regola. Sotto le tredici voci numerate, qualcuno aveva aggiunto una riga più piccola, scritta con un tratto quasi illeggibile: chi le rispetta tutte torna a valle. Nessuna delle centinaia di risposte accumulate nel corso degli anni è riuscita a confermare o a smentire quella frase con certezza, e l'autore originale del post non ha mai risposto a nessuno dei commenti successivi, nemmeno a chi gli chiedeva direttamente se fosse mai tornato al rifugio dopo quella notte.

L'ultimo aggiornamento del thread risale a circa due anni fa: un utente chiedeva se qualcuno fosse mai tornato al rifugio apposta per controllare se il quaderno fosse ancora lì, appoggiato sul tavolo accanto all'ingresso come sempre. Nessuno ha risposto a quella domanda. Nella fotografia allegata al commento, scattata da fuori attraverso una finestra piccola e appannata, il tavolo accanto alla porta d'ingresso risulta vuoto, e la luce del corridoio, sullo sfondo, è accesa.

VI

Vincenzo P.

Autore e curatore di Residuoscuro, è appassionato fin da bambino di cinema horror, misteri e leggende urbane. Esplora storie inquietanti e fenomeni insoliti con curiosità e attenzione per il confine tra realtà e immaginazione.