Storie Vere

Isola Poveglia: storia, leggenda e mistero del luogo più maledetto d'Italia

Nella laguna di Venezia c'è un'isola che nessun gondoliere attraversa volentieri. Quarantamila morti, un ospedale psichiatrico e un medico che impazzì. Ecco la storia vera di Isola Poveglia.

Pubblicato 3 Giugno 2026 09:34 4 minuti di lettura
Isola Poveglia: storia, leggenda e mistero del luogo più maledetto d'Italia

L'isola che non vuole essere visitata

Isola Poveglia si trova a pochi chilometri dal centro di Venezia, tra il canale della Giudecca e la terraferma di Malamocco. È piccola — meno di ottantamila metri quadri — e dall'acqua si vede chiaramente: gli alberi, i resti dell'ospedale, il campanile che sporge tra la vegetazione.

Nessun servizio pubblico la raggiunge. I privati che noleggiano imbarcazioni per la laguna sono storicamente riluttanti ad avvicinarsi. Il governo italiano l'ha messa in vendita più volte negli ultimi vent'anni, e ogni tentativo di vendita si è risolto con acquirenti che hanno rinunciato o con progetti che non sono mai stati realizzati.

Qualcosa rende Poveglia difficile da abitare. Lo dicono i dati, prima ancora che le leggende.

Il lazzaretto: quarantamila morti

La storia documentata di Poveglia come luogo di morte inizia nel 1793, quando Venezia fu colpita da una grave epidemia di peste. La Serenissima, che aveva sviluppato nei secoli una sofisticata gestione delle quarantene, designò Poveglia come stazione di isolamento: le navi sospette venivano dirottate lì, i malati sbarcati e confinati.

Non era la prima volta che l'isola serviva a questo scopo — già nel XIV secolo, durante la Peste Nera, era stata usata per isolare i contagiati — ma il periodo tra il 1793 e il 1814 fu quello più intenso.

Le stime storiche parlano di un numero compreso tra trentamila e cinquantamila persone morte sull'isola in quei secoli. Non tutte per pestilenza: molti erano ancora vivi quando venivano sbarcati, e l'isola non offriva cure ma isolamento. La storia locale descrive i roghi funebri come una caratteristica permanente del paesaggio lagunare di quell'epoca.

I resti umani non sono stati rimossi. Sono nel suolo dell'isola, stratificati su secoli di deposizioni. Alcune analisi condotte durante sopralluoghi autorizzati hanno rilevato uno spessore di terreno a prevalente componente organica umana superiore ai due metri in alcune aree dell'isola.

Il suolo di Poveglia è, letteralmente, fatto di persone.

L'ospedale psichiatrico e il dottor Moretti

Nel 1922, Poveglia cessò di essere un lazzaretto e divenne un ospedale psichiatrico. L'edificio principale fu convertito, nuove strutture furono costruite, e per quasi quarant'anni l'isola ospitò pazienti psichiatrici che, per definizione, non avevano voce sulla propria condizione.

La figura che la leggenda ha conservato più nettamente è quella di un medico — identificato nelle versioni orali come il dottor Moretti, anche se il nome non compare nei documenti ufficiali che si sono conservati — che lavorò nell'ospedale negli anni Cinquanta e sviluppò nel tempo comportamenti sempre più erratici.

Secondo la versione più diffusa, il medico iniziò a credere di sentire le voci dei morti nell'isola e condusse esperimenti non autorizzati sui pazienti. Alla fine impazzì — o disse di impazzire — e si gettò dal campanile dell'isola. Le versioni più drammatiche aggiungono che sopravvisse alla caduta, e che fu ucciso dall'isola stessa: una nebbia improvvisa, qualcosa che lo soffocò prima che i soccorsi arrivassero.

Non ci sono documenti che confermino questa storia nella sua versione completa. Ci sono, però, documenti che confermano che il personale dell'ospedale aveva tassi di turnover insolitamente alti, e che diversi medici e infermieri richiesero il trasferimento in anticipo rispetto ai contratti previsti.

L'ospedale chiuse nel 1968.

Cosa c'è oggi

Dopo la chiusura dell'ospedale, Poveglia è rimasta abbandonata. Gli edifici sono in stato di degrado avanzato, la vegetazione ha ripreso i cortili e i corridoi, il pontile di attracco è pericolante.

Il governo italiano ha tentato di venderla nel 2014: era andata all'asta a 513.000 euro. L'acquirente, un imprenditore veneziano, aveva un progetto di ristrutturazione approvato. Poi aveva rinunciato senza spiegazioni pubbliche.

Nel 2022 era stata annunciata una concessione per un progetto ricettivo. Anche quello non si è materializzato.

La visita all'isola non è tecnicamente vietata, ma non ci sono strutture di accesso. Le uniche visite documentate sono quelle di ricercatori, giornalisti e gruppi di ghost hunter che hanno ottenuto permessi temporanei dalle autorità portuali.

Tutti descrivono la stessa cosa: silenzio assoluto, salvo il vento. Nessun uccello. Nessun animale visibile. Solo gli edifici che si sgretolano lentamente, e sotto i piedi, qualcosa che il terreno ricorda.

La campana sommersa

C'è una leggenda locale — veneziana, non una di quelle internazionali che si sono attaccate all'isola dopo che YouTube la rese famosa — che riguarda il campanile.

Si dice che la campana del campanile sia stata rimossa e affondata nel canale. Non per ragioni pratiche, ma perché di notte si sentiva suonare da sola, e i pescatori della zona avevano chiesto che smettesse.

La campana non compare in nessun inventario. Il campanile non ha campane. Eppure di notte, con il vento giusto, i pescatori più anziani della zona dicono ancora di sentirla.

Il racconto La campana sommersa su questo magazine parte esattamente da qui.

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Vincenzo P.

Autore e curatore di Residuoscuro, è appassionato fin da bambino di cinema horror, misteri e leggende urbane. Esplora storie inquietanti e fenomeni insoliti con curiosità e attenzione per il confine tra realtà e immaginazione.