
Il geometra Ferretti aveva ricevuto l'incarico di una perizia su un appartamento al terzo piano di Via della Lungara 14, Roma.
L'edificio era disabitato dal 2004, anno in cui l'ultimo inquilino — un certo Renato Fasoli, pensionato — era morto in casa dopo una settimana in cui nessuno si era accorto di niente. Dalla sua morte in poi, nessun erede aveva reclamato l'appartamento e nessun nuovo affittuario era mai entrato.
Ferretti aveva ritirato le chiavi dal notaio il martedì mattina. Prima di salire, aveva controllato la cassetta della posta nell'androne.
Era piena di polvere e qualche volantino sbiadito. E una busta.
Busta bianca, senza mittente, indirizzata a Renato Fasoli, Via della Lungara 14, int. 7, Roma. Non affrancata — consegnata a mano.
Ferretti l'aveva aperta.
Era una lettera di sfratto regolare, su carta intestata di uno studio legale di Roma che Ferretti non riconobbe. Intestata a Fasoli. Con tutti i riferimenti catastali corretti dell'appartamento. Con la firma di un avvocato. Con data e ora di scadenza per il rilascio dell'immobile.
La data era quella del giorno dopo.
Ferretti rimase fermo nell'androne per un momento. Poi risalì al notaio, restituì le chiavi, e disse che aveva un conflitto di agenda.
In ventitré anni di professione non aveva mai restituito un incarico.
Lo studio legale sulla carta intestata non risulta registrato all'Ordine degli Avvocati di Roma. Non è mai risultato registrato.
L'appartamento è ancora lì. Libero, stando ai registri catastali.
Nessuno ha ancora fatto la perizia.


